Obiettivi del progetto

Le problematiche maggiori che gli allevatori di bovini e suini del Distretto hanno dovuto fronteggiare negli ultimi anni sono quelle dovute, da un lato ai vincoli imposti dalla Direttiva nitrati 91/676/CEE e, dall’altro al cambiamento dell’ambiente competitivo nella fase di commercializzazione dei prodotti. Al giorno d’oggi, ai consumatori, in particolare quelli sui mercati esteri, non basta che i prodotti siano buoni; essi richiedono infatti che ciò che comprano sia di “qualità” anche sotto altri aspetti, come il rispetto dell’ambiente. Ecco quindi che la sostenibilità, in tutte le sue forme (sociale, economica e ambientale) assume grande importanza sia dal mero punto di vista produttivo (le risorse non sono infinite) che da un punto di vista squisitamente commerciale.
Questo progetto è costituito da tre componenti “orizzontali”, che cioè interessano il Distretto nella sua totalità e da una definibile come “verticale” che si focalizza in special modo sull’allevamento bovino da latte. Le tre componenti orizzontali fanno riferimento alle tre dimensioni della sostenibilità: economica, ambientale e sociale, alla quale tutti i soggetti facenti parte del distretto devono adempiere. La componente verticale invece, si concentra su una problematica specifica, vale a dire la valorizzazione dei liquami zootecnici, e si propone di sviluppare tecnologie sperimentali e pratiche sperimentali da adottare a tal fine.

b) Le componenti orizzontali: le tre dimensioni della sostenibilità. La popolazione mondiale ha superato i sette miliardi di individui e una delle principali sfide che il genere umano si trova ad affrontare è quella di riuscire a garantire a tutti condizioni di vita dignitose ed eque senza distruggere i sistemi naturali dai quali dipendiamo per il nostro sostentamento. La capacità degli ecosistemi di assorbire gli scarti e i rifiuti dovuti alle attività antropiche è grande, ma non illimitata, perciò vanno adottate delle misure finalizzate a preservare le risorse e a garantirne la rigenerazione.
Secondo le Nazioni Unite lo sviluppo sostenibile è quello che soddisfa le necessità delle generazioni che attualmente vivono sul pianeta senza compromettere la capacità di quelle future di soddisfare le proprie. Quindi, lo sviluppo sostenibile (o sostenibilità) può anche essere pensato come l’adozione di un atteggiamento nuovo nei confronti del pianeta, volto a instaurare un nuovo rapporto tra economia e ambiente.

L’economia sostenibile si poggia su tre pilastri: sociale, economico e ambientale. L’aspetto ambientale è quello che è stato oggetto del maggior numero di studi e, a oggi, sono relativamente numerosi gli indicatori che ne permettono la misurazione e la valutazione delle politiche atte a promuoverlo. La sostenibilità ambientale viene raggiunta quando l’ambiente è in grado di espletare le sue tre funzioni – base (fornitore di risorse, ricettore di rifiuti e fonte diretta di utilità) in maniera prolungata e indefinita nel tempo. In un contesto “sostenibile” l’ambiente deve essere valorizzato perché rappresenta un elemento distintivo di ogni territorio. La dimensione economica fa riferimento alla capacità del sistema di generare una crescita duratura degli indicatori economici. In altre parole il sistema, agroalimentare in questo caso, deve essere capace di produrre reddito e lavoro, combinando in maniera efficiente le risorse disponibili, per il sostentamento delle popolazioni che gravitano in un determinato ambito territoriale. La massima sostenibilità economica si ha quando un determinato sistema territoriale non è solo capace di creare reddito e benessere, ma anche di mantenerlo all’interno del medesimo territorio.
Il terzo pilastro della sostenibilità, quello sociale, è definibile come la capacità del sistema di ripartire equamente (tra classi di reddito e generi) il benessere umano inteso come sicurezza, salute e istruzione. La sostenibilità sociale, tuttavia, non si ferma qui poiché presuppone anche la capacità dei vari soggetti di operare efficacemente insieme, con la stessa visione di lungo periodo.
L’aspetto “ambientale” della sostenibilità è quello che è stato certamente sviluppato in maniera maggiore negli ultimi anni, mentre gli aspetti sociali di ricaduta sul territorio e soprattutto economici hanno finora goduto di minori attenzioni.

c) La componente “verticale”: la valorizzazione dei liquami. Per molte aziende zootecniche delle zone vulnerabili lombarde con eccedenze di azoto la deroga nitrati, con passaggio dai 170 kg ai 250 kg di N/ha/a, può essere misura insufficiente ad azzerare il surplus, costringendo l’allevatore a continuare nel difficile lavoro di reperimento di terreno extra-aziendale. Un consistente aiuto può venire dal ricorso alla tecnica di separazione della frazione solida dal liquame e nella delocalizzazione fuori azienda di questa frazione (operazione, quest’ultima, obbligatoria in deroga solo per i liquami suinicoli, ma spesso necessaria anche per quelli bovini). Si ha infatti una tangibile riduzione dell’azoto da collocare sui terreni aziendali, in quanto nelle migliori condizioni operative si può trasferire nel solido ed esportare fuori azienda fino al 30% dell’azoto prodotto. Sommando questo effetto di riduzione al beneficio derivante dall’innalzamento dai 170 ai 250 kg di N/ha/anno, molte aziende possono regolarizzare la loro situazione, senza il ricorso alle onerose soluzioni tecnologiche di riduzione dell’azoto (nitri-denitri, strippaggio dell’ammoniaca, osmosi inversa, altre), peraltro di difficile gestione nell’ambito dell’azienda agricola.
In realtà, pur essendo relativamente semplice separare i liquami nelle due frazioni solida e chiarificata, anche con macchine di costo non elevato come quelle basate sulla compressione elicoidale o i rulli contrapposti, difficoltà si riscontrano nella gestione del solido separato che non sempre riesce a trovare adeguata valorizzazione fuori dall’azienda zootecnica.
Si avverte pertanto la necessità di attivare sul territorio lombardo un servizio che si faccia carico di tutta l’operazione “solido separato”, dall’intervento di separazione vera e propria da attuarsi in allevamento con il separatore già presente in azienda o con separatore installato su mezzo mobile, all’eventuale stabilizzazione del materiale separato, al suo collettamento e trasporto verso l’utilizzatore finale che può essere o un impianto di digestione anaerobica o un’azienda agricola necessitante di apporti organici per il mantenimento della fertilità dei suoli.

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